Facebook: Ordered Friends List Initial Data disappears.

Sorry for my italian readers if I write this in english, but I decided to do this for all the visitors I am getting for my last post about that thing called “OrderedFriendsListInitialData“, a word in the Facebook code placed before a list of profile ID’s supposed to be your stalker list.
This fake thing bounced a lot in blog and forums in these days.

And from today (12/12/2012), there is another word instead, called “InitialChatFriendsList”.

InitialChatFriendsList Facebook

So, as I already explained here days ago, that is definitely not your stalker list. The name “Ordered Friends List” was jus a programming variable to list a bunch of profiles . Just the list of the profiles that your browser needs to load and render the chat box (and for example load their  profile pics).
That list is based on a lot of things like who you interact with the most, who is online, who is connected from mobile and some random people for tempting you to interact with.
Facebook’s life is based about connections between people, and tries in every way to increase them.
For example when you see, in a page, who in your friend list likes that page.

And in any case, what sense makes for Facebook developers to put that creepy, private and useless information in the page code?
Please.. 🙂
The only reason you read about that in that way is because it was the only way to make it so shared.

So, when some dupe guy jealous of his girlfriend says that you are a stalker, you can just link this post.

You’re welcome.

Bye!

 

 

 

 


Ordered Friends List Initial Data sparisce, Facebook si sarà rotto.

EDIT: If you want to read about this in english, just click here.

Ne avevo parlato per tempo qui.

Adesso il parametro Ordered Friends List Initial Data, quello “di chi visita il tuo profilo Facebook” non c’è più.

E’ rinominato in un meno ambiguo ed abbastanza esplicativo: “InitialChatFriendsList“, esattamente a riprova di quanto avevo detto.

InitialChatFriendsList Facebook

Bufala is OVER. Ma chissà quanto girerà ancora.

 

Riguardo il fatto che appaiano anche persone con cui non interagiamo, ci tengo a precisare che alcuni profili sono chiaramente inseriti a caso, ad esempio tra quelli online e quelli connessi da mobile. Ma non solo.

Non dimentichiamo che Facebook fondamentalmente è sempre stato progettato per “aumentare il nostro livello di interazione” con tutto.
L’economia stessa di Facebook si basa sulle connessioni del suo grafo e cerca quotidianamente di farle aumentare.
E’ per questo che in ogni profilo non-amico vediamo gli amici in comune.
E’ per questo che spesso appare in home “Forse potrebbe piacerti: […] a 20 tuoi amici piace” (E non parlo di inserzioni).
E’ per questo che in un evento, in alto nella lista di partecipanti vediamo automaticamente i nostri amici.
Per questo quando andiamo su una pagina vediamo in alto a quali dei nostri amici piace.
Esempi ce ne sono a decine, davvero, ma già rende l’idea.
In sostanza, nella chat appaiono,oltre ai già “con noi fortemente connessi”, persone a caso per invitarci a chattare con loro o comunque interagire, andare nel loro profilo, farci i cazzi loro.
Se carico l’home di Facebook oggi e la carico nuovamente domani, la chat box non è la stessa. E non è perché le “new entry” hanno passato la notte con F5 sul mio profilo.
Sto sintetizzando molto, ma chiunque conosca Facebook nel dettaglio e le sue leve sociali sa di cosa parlo.
E’ così che è arrivato al miliardo di utenti.

Infine, direi che tutta questa storia sia fortemente invalidata dal rasoio di Occam:

Che ci starebbe a fare la lista, curatamente ordinata, di chi ci visita il profilo in ordine decrescente?Per quale motivo gli sviluppatori avrebbero dovuto includerla?

Nessuno, appunto.


Come scoprire chi visita il tuo profilo Facebook: La bufala eterna.

Facebook

Puntuale, periodica e polimorfica.
Questa notizia torna sempre, prende spesso forme diverse, ma fondamentalmente la stessa strada.

Ti piacerebbe sapere chi visita il tuo profilo, vero?
In questi giorni probabilmente, su Facebook o su qualche forum o sito da due soldi hai sentito parlare di una cosa del genere:

  1. Andate su Facebook (e dove se no)
  2. Andate sul vostro profilo con un browser qualsiasi (Suggeriscono Chrome, ma si può fare anche con gli altri)
  3. Cliccate con il pulsante destro del mouse in un punto qualsiasi della pagina.
  4. premete “ctrl+G” (tasto control e tasto G contemporaneamente) , se avete un Mac dovete usare il tasto mela/cmd + f/g ma sono sicuro che lo sapete già.
  5. In alto a destra si apre una casella, digitate in essa “Orderedfriends
  6. Troverete evidenziata la voce “OrderedFriendsListInitialData” e di seguito una sequenza di codici numerici, separati da virgole e racchiusi tra virgolette.orderedfriendlist
    Ma è qui che la bufala da il meglio di se:
  7. Selezionate uno alla volta i codici numerici contenuti tra le virgolette es. “1234567890”
  8. Incollate il codice numerico alla url https://www.facebook.com/ (es. https://www.facebook.com/1234567890)
  9. Vi ritroverete sulla pagina del profilo dei vostri amici, in ordine per numero di visite al vostro profilo.  

Ora, gente, io capisco benissimo che la curiosità di sapere chi visita il proprio profilo Facebook sia molta,
però su, anche chi non ha conoscenze tecniche, può metterci un minimo di impegno mentale:

  • Uno dei principali motivi del successo di Facebook è stato proprio il suo silenzio assoluto su questa cosa. Altri social network come Badoo si sono ritrovati con il traffico paralizzato per motivi come questo.
    Facebook ha sempre permesso di farsi i fatti degli altri, ma con discrezione.
  • Facebook basa la gran parte delle interazioni tra utenti su un algoritmo chiamato EdgeRank.Sorvolando sui dettagli tecnici, questo in pratica tiene conto di diversi (molti) coefficienti (commenti, messaggi privati, visite vostre ai profili altrui, post in bacheca, tag, amici in comune, like.. ) per stabilire quanto sia “forte” l’interazione tra un utente e la sua lista di amici.
    Come potete notare sono molti parametri e molto diversi tra loro, ciascuno con un coefficiente numerico di importanza a noi non noto che ne determina il peso nell’algoritmo. Proprio come Google indicizza i siti per le SERP.

Non è un caso se nella vostra home page vedete più spesso i contenuti degli amici con i quali interagite più spesso, e non è un caso che questi siano gli amici che appaiono nel box della chat situato nella colonna di destra.
Ed è proprio a questo che la lista in questione serve.

Facebook Chat box

Fate il giochino e guardate il box della chat, sono proprio quelle persone.
E se ci fate caso sono proprio quelle con cui interagite di più, o che comunque hanno una qualche relazione.
Ad onor del vero, proprio perché non ci è dato sapere tutto, esiste una remota possibilità che anche le visite al vostro profilo influiscano sull’algoritmo, ma probabilmente in misura molto minore, ed annegate in una serie di coefficienti talmente intricata e complessa da rendere il tutto davvero poco decifrabile con oggettività.
Va anche considerato tra l’altro che in tutto questo sono inserite chiaramente “random” delle persone online, quindi rendendo il tutto ancora più indecifrabile ed aleatorio.
La lista è variabile di volta in volta.

Sarebbe interessante vedere se si può fare del reverse engineering per saperne di più.

In ogni caso, non è la lista di chi visita il vostro profilo.
Che poi anche volendo, che senso avrebbe inserirla così, in chiaro, nel codice della pagina?
Quindi al prossimo che vi prende per stalker, linkategli questo post 😀

EDIT 13/12/2012.
Ci sono aggiornamenti:

Ordered Friends List Initial Data sparisce, Facebook si sarà rotto.

Google plus ed i suoi 500 milioni di pseudo-utenti.

google plus

Carissimi amici amanti del mondo Google, siamo lieti di annunciarvi che ieri la nostra azienda preferita ha annunciato di aver raggiunto il mezzo miliardo di utenti nel social network migliore del mondo, Google Plus.

Un risultato davvero notevole, soprattutto considerato che è stato raggiunto in poco più di un anno (mentre Facebook più di 8, buuuuuh).
Soprattutto considerato che Facebook già nel 2004 aveva molti colossi ad aiutarlo, mentre Google Plus è partito praticamente da solo.
Inoltre da sottolineare come gli utenti connessi ad internet di adesso siano molti di meno rispetto al 2004, e siano molto meno abiutati a conoscere ed usare i social network (ad esempio dopo anni di Facebook/Twitter).
Di seguito, una serie di cose che Google non ha potuto o voluto fare per spingere la sua piattaforma, che come sappiamo adesso è più famosa di Facebook (basta chiedere in giro):

-Annuncio e lancio in pompa magna da parte del più grande motore di ricerca del mondo.

Promessa non troppo velata di vantaggi SEO sul motore di cui sopra.

Diminuzione del traffico verso Facebook esattamente coincidente con la nascita di Search Plus Your World.

Introduzione graduale di pagine, luoghi, eventi, gruppi ed altre cose che su Facebook non c’erano (e che poi FB ha copiato).

Proposte di registrazione, anche semi-automatiche, ad ogni creazione di account Gmail o Youtube ed altri servizi.

Pubblicità in tv in stile Apple (mai fatta prima).

-Proposte di registrazione ed integrazione G+ ad ogni dispositivo Android registrato, (centinaia di milioni).

Pubblicità su AdSense e su portali.

-Recente obbligo a creare un profilo Google Plus per votare o commentare un’app Android

-Recente integrazione tra Youtube e Google Plus.

Pensateci un po’, 500 milioni di utenti senza fare tutto questo.
Tutti attivi e consapevoli ovviamente. Che successone! 😀

(provate a pubblicare questo post su Google Plus, un’orda inferocita di Fanboys vi ucciderà).

Comunque seriamente, Google, forse è meglio se ci dai un taglio con questa tua ossessione o rischia di diventare la tua Stalingrado.

Non ha senso sciorinare questi dati in continuazione, annunciarli come un grande e inarrestabile successo e farne uno specchio per le allodole quando un qualunque utente accorto può farsi due conti.
Che poi in quasi tutti i tuoi servizi sei grande, si integrano anche abbastanza bene tra loro, funzionano e sono in prevalenza gratuiti (tanto guadagni con i dati degli utenti, proprio come FB).
Ma riguardo questa storia del social network a tutti i costi…

-1


Se anche il Papa Benedetto va su questo Benedetto Twitter.

Habemus Papam, online.

Papa - Twitter - @pontifex

Se ne vociferava da un bel po’.
Forse a qualcuno di voi è sfuggito, ma:

E’ stato avviato il profilo Twitter di Papa Benedetto XVI.

Ben otto account, per dirla tutta.  Sette nelle lingue fondamentalmente più parlate nel mondo (incluso l’arabo, escluse le orientali (LoL)) più uno principale, @pontifex ovviamente in inglese.

Nei minuti in cui scrivo, quest’ultimo sta già raggiungendo i 300 mila follower con la bellezza di 0 (zero) tweet.

Non mancano le battute, gli spunti sono parecchi ed alcune sono davvero molto divertenti 😀
Non mancano i troll che includono bestemmie nelle mention e cercano di farle apparire nei top trend.
Non mancano, ovviamente, i mille commenti ed articoli di altrettanti  social media/communication   strategist/specialist/marketer/altro, sostenendo tutto e il contrario di tutto.

In primis: Giusto, o sbagliato?
In genere in questi casi la tua quella che è la tua opinione, quelli che sono i tuoi preconcetti già in partenza, ti forniscono facilmente molte argomentazioni.

Anche io ho provato a chiedermi se fosse giusto o sbagliato.
Però pensandoci bene, pur se eufemisticamente mi definirei non grande simpatizzante della chiesa, sono arrivato alla personale conclusione che forse una risposta assoluta non c’è.
Quindi evitando pipponi infiniti sull’importanza dei social media al giorno d’oggi,  sui paragoni con il Dalai Lama, sulla maleducazione dei bestemmiatori che coraggiosamente da casa mostrano tutto il loro coraggio, sul fatto che “si sta perdendo la testa con questo internet!!” giungo alla seguente, personale conclusione:

E’ semplicemente normale.
Normale perché il Vaticano è sempre stato avanti da questo punto di vista.
Ha sempre trovato e perseguito il modo migliore ed aggiornato di persuadere le masse ed esercitare potere.
Ha saputo fare buon uso di altri strumenti come la guerra la politica,  la paura, la stampa, la scomunica o qualsiasi altra cosa gli permettesse di raggiungere più persone possibile più persuasivamente possibile, di radicarsi sempre più fortemente in ogni mente e in ogni dove.

E Twitter è sicuramente il network più adatto all’uopo in questo caso, per vari motivi e anche perché su Google Plus non c’è nessuno.
Non c’è mica una folle e improvvisata idea di un ottantacinquenne papa dietro tutto questo (è pazzesco ma qualcuno lo pensa), lui i suoi libri li scrive a matita com’è ovvio che sia.
E’ una cosa ben pensata e organizzata per fare più presa possibile anche all’interno questo luogo che è il web, un nuovo strumento.

Che negli ultimi 20 secoli, è giusto l’ennesimo.

(Ma che poi secondo voi, avrà più follower lui o Bieber? Quale religione vincerà?)


Paese che vai, startup che fai.

 Old Phone
In questo periodo si fa un gran parlare di Startup, Agenda Digitale Italiana, rilancio del paese attraverso le nuove tecnologie, i g(GG)iovani, fondi in arrivo per millemila euro e altre cose che ho l’impressione di aver già letto e sentito da qualche altra parte.

Poi faccio mente locale e…

Il 3 gennaio 1897, un articolo [del Corriere della Sera, NdR] da Berlino, siglato “Y”, prendendo spunto da una conferenza tenuta dall’ingegner West all’Associazione elettrotecnica, fotografa la diffusione del telefono nelle varie nazioni europee partendo dalla situazione in Germania: “Qui, nell’impero tedesco, v’è un apparato telefonico ogni 430 abitanti; in Italia uno ogni 2649.
In minor numero di noi -nota il corrispondente- relativamente alla popolazione, non ne hanno che il Portogallo, la Russia, la Bulgaria, la Rumenia.
Anche la Spagna, di rossiniana memoria, ci precede: v’è colà un apparecchio ogni 1591 abitanti”. “Quale differenza -nota l’articolista- con la Svizzera, dove v’è un utente del telefono ogni 132 abitanti, o con la Svezia, dove ve n’ha uno ogni 133”.

L’ingegner West, intervistato, è appena tornato da un viaggio di studio in Italia e quindi conosce bene la situazione che giudica buona nella domanda ma negativa nella risposta pubblica: “Non  è che il pubblico manchi, in Italia, ai Telefoni; sono i telefoni che mancano al pubblico”, dice West, suggerendo poi che il governo italiano “avrebbe maggior convenienza ad affidare l’allestimento e l’esercizio dei telefoni ad una società”.
Il giornalista fa notare come il governo tema che i telefoni rechino danno ai telegrafi.
Interessante è la risposta, che mette in evidenza i limiti della poca modernità italiana non solo tecnologica ma anche gestionale: “E’ un pregiudizio -dice- che non esiste più in nessun altro stato d’Europa”.

Tratto da: “L’Avventura della scienza”, Giovanni Caprara.

In pratica, un discorso di 115 anni fa.


Google Italia evade le tasse?

Pare da articoli recenti che Google Italia si ritrovi nella scomoda situazione di non aver dichiarato redditi per 240 milioni di euro.

Con tanto di Iva “relativa e dovuta per un importo pari ad oltre 96 milioni di euro“.
Ora, questo articolo non partirà con il discorso sul pagare le tasse e moralità varie che tutti sappiamo già, ma misteriosamente non tutti applichiamo già.
Inoltre, è una cosa ancora da accertare.

Quindi, poiché meglio essere sicuri prima di sentenziare, poiché non ne ho voglia, poiché anche il solo pensiero che una delle aziende più di successo del mondo si comporti in questo modo mi fa venire l’orticaria e poiché la vicenda offre molti spunti per battute, preferisco scherzarci su.
Le posto qui in stile Spinoza.it, del quale sono un discreto “fan” e nel quale laboratorio non sto ovviamente entrando, perché odio chi copia. Infatti queste battute, sono sicuro, sono estremamente peggiori e alcune ripetitive, ma fondamentalmente  a nessuno importa.

Sicuramente me ne verranno altre, magari le aggiungerò poi.
Se avete suggerimenti commentate o twittateli a @webserio 😉

  • Google evade 96 Milioni di € al fisco italiano.
    Ha qualcosa da dichiarare?

    Aspetti che faccio una piccola ricerca…

  • (volevamo pagare, è che le fatture erano tutte su quel telefonino)

  • Google evade 96 milioni di € al fisco italiano. Anche questo è un plus.

  • Google riesce a non dichiarare 240 milioni di euro.
    Ma pare sia un brevetto Apple.

  • Google evade 96 Milioni di € al fisco italiano.Tranquilli, ce li abbiamo tutti nel wallet.

  • Spariti 240 milioni di redditi.
    “La ricerca non ha prodotto risultati in nessun documento.”

  • Google evade 95 Milioni di € al fisco italiano.
    +1

 


YouTube Downloader e l’inflazione delle parole “genio” e “innovazione”

YouTube

Sono vicende abbastanza ripetitive.

Nelle ultime ore si sta facendo un gran parlare della storia di Andrea Giarrizzo, della sua app YouTube Downloader e del premio di 100 mila dollari assegnato da Samsung qualche giorno fa, del suo annullamento con rimozione dallo store poco dopo.

Pare sotto direttiva di Google e dopo svariate segnalazioni da parte di programmatori abbastanza arrabbiati, in buona parte anche italiani.
Come prevedibile, il frastuono mediatico che è succeduto a tutto ciò è stato notevole e come sempre ci si divide in abbastanza patetici “schieramenti”.

Chi condanna il ventenne come avesse venduto AK-47 a una gang di dodicenni e chi, levando degli inutili scudi nei confronti del proprio conterraneo, lo difende a spada tratta arrivando addirittura ad accusare Google o Samsung, o chi ha segnalato la cosa.

E via di retorica con le solite argomentazioni della serie “Ma potevano dirglielo prima”, “Ma alla fine i video li scaricano tutti”, et cetera.

Ma soprattutto, la parola magica arriva sempre “Lui è un genio“, “il genio delle app”, “il genio dell’informatica”, “il nuovo Bill Gates/Mark Zuckerberg/Steve Jobs/Altro nome mainstream”.
Che poi il paradosso è che se ad uno che fa questi articoli chiedessi chi fosse Alan Turing, o Dennis Ritchie, tanto per dirne due, ti guarderebbero con aria disorientata.

Ma non è questo il punto.
Ora, il discorso è semplice.
Nessuno vuole condannare alla galera un ragazzo per aver fatto questo.

Ma sapeva a cosa andava incontro, lo sapeva sicuramente ed è inutile dire il contrario.

Un software che funzioni non si crea dall’oggi al domani e prima di farlo, ti informi.
Che poi lo sai a prescindere, che YouTube è di Google. O comunque di qualcuno è, non
sta li per farci un favore. Tra l’altro, ha anche un regolamento abbastanza chiaro.
Non considero affatto un caso che l’applicazione fosse presente sullo store di Samsung e non su quello di Google.

Tutti questi difensori delle cause perse sorvolano ampiamente sul fatto che questa applicazione non solo pare si basasse su algoritmi da non utilizzare per applicazioni commerciali. Ma che addirittura traeva lucro (tanto lucro) da un servizio di qualcun altro, ed oltretutto, su Android!! 
E’ come tirare via benzina da una stazione di servizio Agip, sfruttare il parcheggio stesso della stazione per rifornire le macchine che passano,  fare soldi a palate e poi incazzarsi pure se ti tolgono via tutto.
E invece no, lo paragonano al creatore di Napster, chi gli muove accuse è solo un italiano bravo a tirare la prima pietra che ha distrutto il sogno di un ragazzo di 20 anni, italiano e già per questo da supportare da parte di tutti noi, che invece sappiamo solo essere invidiosi. Lui è un genio. Punto. E Google cattiva (che poi lo sia davvero o meno è un altro discorso) lo ha messo al muro.

Ripeto, nessuno vuole crocifiggere nessuno.

Però, non trovo il modo più semplice di dirlo, il fatto che sia italiano non c’entra un cazzo.

Perdonate la brutalità, ma mi sono rotto le scatole.
Non c’è nulla di geniale in tutto questo. E’ puro campanilismo questo.
Non ho problemi a considerare genio un tredicenne cinese che riesce a craccare un sistema operativo appena uscito, per puro divertimento.
O magari un adolescente americano che supera le barriere di iPhone e PS3 nel giro di qualche mese.

Questi sono geni. Marconi, Fermi erano geni italiani e nessuno al mondo lo negherebbe mai (e perdonate la sproporzione con gli altri casi, ma è per citarne di noti).

Questa è stata una mezza furbata, assolutamente niente di geniale.

Un genio è uno che pensa fuori dagli schemi, uno che parte da un’idea e mettendola in atto ne stravolge i canoni convenzionali, restituendo un qualcosa di davvero innovativo.

Ora onestamente, pensate alle parole “applicazione per scaricare i video da YouTube”, nel 2012, e sforzatevi in tutti i modi di trovarci la genialità.
Molti dicono “Ma la genialità è anche il saperlo mettere bene in atto”.
Vero, ma non c’entra.

Scaricare un video da YouTube è più o meno la prima cosa che ti viene in mente dopo mezz’ora che lo scopri e che ci navighi, ed esistono almeno una decina di milioni di programmatori perfettamente in grado di metterla in atto.
Stimando al ribasso. Ed infatti di applicazioni così ne sono state sfornate a centinaia.

Una semplice query su qualsiasi motore di ricerca, restituisce centinaia di milioni di risultati.
Per non parlare di stronzate mediatiche della serie “l’app più scaricata al mondo” che sbucano come funghi da ogni informatissimo giornale online.
Funghi senza radici, per definizione.  Angry Birds ha superato il miliardo di download, tanto per citarne uno. Non si parla di unità o decine, ma di ordini di grandezza diversi.

Più si naviga, si ascoltano i media e più ci si accorge che “Genio” e “innovazione” sono tra le parole più inflazionate degli ultimi anni.  Quasi quanto “amico” da quando esiste Facebook.

Parlando di innovazione, il problema qui è prevalentemente un altro.

Il problema è che Samsung lo abbia premiato con 100 mila dollari senza prendersi lo scrupolo di fare un controllo.

Della serie:
“Dobbiamo premiare un’applicazione con 100 mila $. Toh, guarda quanti download ha questa qui!”
“Ma cosa fa?”
“Youtube Downloader. Hmmm boh, sarà sicuramente qualcosa di innovativo, e non ci vedo niente sotto. Aggiudicato”

No ma davvero, è andata così? Oppure come? Tutto calcolato o ignoranza e noncuranza surreali?
E’ questo il vero scandalo, che venga premiata come innovativa un’applicazione che sfrutta un’API per scaricare video da YouTbe. E’ surreale.

Poi tra l’altro gettando così un ragazzo di 19 anni in una polemica che malgrado tutto forse non meritava.

Tornando quindi ad Andrea.

Come si suol dire, “gli è andata bene finché è durata”, e ci ha tirato su un po di soldi, buon per lui.
In bocca al lupo per il futuro, ma ora gambe in spalla e su con qualcosa di originale e soprattutto di lecito.

Tutto sta specialmente nel vedere come reagirà, cosa dichiarerà.

Se sarà umile nell’ammettere che comunque ha sbagliato e che il premio fondamentalmente non lo meritava, tanto di cappello.

Lo stesso, ad esempio, non si può dire di un altro caso.
Ma ne parlerò ampiamente in uno dei prossimi post.
Per adesso non faccio nomi. Egomnia.


Datemi un sito e vi cambierò il mondo.

The_social_network

L’abbiamo vista tutti.

Quella strana luce negli occhi di Jesse Eisenberg, l’attore protagonista di “The Social Network”, il film racconta della nascita di Facebook.
Ok, è un film, per di più made in U.S.A. ed è tutto romanzato e carico di effetti speciali.
Però quelle vicende sono accadute davvero.
Ce lo possiamo immaginare facilmente il giovane Mark che nella penombra del suo dormitorio avvia quel suo sito piccolo piccolo, quella sua creatura che da li a pochi anni sarebbe diventata il sito più grande del mondo.
I sognatori, in Italia come nel mondo ci sono sempre stati.
Da quando vicende come quella di Mark Zuckerberg, o di Larry Page e Sergey Brin hanno attraversato il globo, il pensiero fisso di milioni di ragazzi è diventato uno:

Creare qualcosa di pari successo, con le proprie mani o in team.
Qualcosa che cambi in meglio il modo di vivere e le abitudini di milioni di persone.
(E che mi faccia guadagnare tanti soldi, ovviamente).

Risparmiate concetti filosofici della serie “Ma secondo me era meglio prima di Facebook”. Perché avete capito benissimo cosa intendo.
Ma se da una parte milioni di persone si sono messe al lavoro per cercare di perseguire questo sogno, il problema è che allo stesso tempo sono venuti fuori come le famose lumache dopo il temporale milioni di illuminati della porta accanto che non fanno altro che riempire i social network/forum/mondo in generale con:
“Ho un’idea meravigliosa per un sito, ma non posso dirla a nessuno perché me la rubano”.

Ne sento o leggo un giorno si e l’altro pure.

Ora, a meno che tu non sia effettivamente una persona del settore, e con serie e concrete possibilità di mettere personalmente in atto la tua idea, questo ragionamento non ha senso.
La cosa peggiore è che in molti di questi casi si sminuisce anche chi lavora nel settore

“Ma io non capisco perché nessuno di questi ottusi smanettoni ci arrivi. Basterebbe fare questo e metterci un po di quell’altro. E’ che non sono abbastanza creativi. Comunque la mia idea resta con me.”

Del resto, ad ogni mondiale abbiamo svariati milioni di commissari tecnici.

Quando poi sanno che lavori nel settore IT, la domanda è ancor più inopportuna:

-“Ho questa idea meravigliosa e bla bla bla, la metteresti in pratica e se poi va bene ti offro una pizza?”

Ora, facciamo un po di chiarezza:

Non si ha idea di quanto complesso sia mettere in pratica un’idea web e portarla avanti.


Sotto moltissimi punti di vista come quello tecnico, commerciale, pubblicitario e comunicativo.
Il rovescio della medaglia di lanciarsi nel settore più velocemente in espansione del mondo è che si tratta probabilmente anche del settore più concorrenziale del mondo.
E’ davvero difficile pensare a qualcosa di innovativo senza scoprire che qualcuno ci aveva già pensato uno o più lustri fa.
E’ altamente improbabile che tu abbia un’idea davvero unica, tra miliardi di teste pensanti.
E anche quando hai per le mani qualcosa di completamente inedito, devi saperlo mettere in pratica.
E no, se non sei/conosci/paghi uno sviluppatore non puoi, anche se le pubblicità di “siti web e consulenza gratis” possono farti credere il contrario.

Infine… non c’è una fine.

Quello che otterresti sarebbe solo un prototipo, che avrebbe bisogno di continui cambiamenti, migliorie, adattamenti, accorgimenti e via dicendo.

Questo di continuo, di tasca tua e se necessario per anni e soprattutto senza che nessuno possa sapere se prima o poi la tua idea avrà successo.
Non sai se tra una settimana qualcuno la implementerà osservando e correggendo tutti i tuoi errori e con un team di professionisti che metterà in piedi un’applicazione infinitamente migliore della tua.

Non esistono guadagni facili, in nessun settore.

Nemmeno in quelli illegali perché anche li ti devi esporre ad un forte rischio.
Ci vogliono anni ed anni di esperienza in un settore per poter indicativamente prevedere se un’idea vale e anche valendo non hai ancora nulla per le mani, è solo aria.
Come già detto, di sognatori ce ne sono molti.
Di gente brava a dar fiato alla bocca, non ne parliamo.
Per fortuna, ci sono alcune persone determinate che oltre a sognare, pavoneggiandosi poco e mettendo in gioco tutto quello che hanno, fanno.
In questo post volevo fare degli esempi concreti, ma il principale difetto (dei tanti, tipo alcuni accenti alla cazzo) che ho nello scrivere è che non riesco proprio a sintetizzare concetti complessi nelle poche righe di un post. Me ne manca proprio la volontà. 
Creo quindi la categoria “Startup”.
Quindi ne parliamo un’altra volta.

Restiamo che mi faccio sentire io

Bush sbaglia e vota Obama. I giornali seri ci cascano.

No, sul serio, appena ieri avevo finito di parlare di quello che combinano certi giornali online.

Argomento principale del giorno: Ovviamente le elezioni presidenziali USA 2012.

Dico io è un avvenimento di importanza mondiale. Informatevi santo cielo. E’ il vostro benedetto e bellissimo lavoro.

E invece no.

Un sito satirico pubblica una notizia su un presunto errore di George W. Bush durante le votazioni.

E fa il  maledetto giro del mondo.
La Repubblica e TgCom ci cascano in pieno.
I primi eliminano l’articolo (leggete bene la url).

Ma continuano ad apparire in SERP.

Dalle parti del TgCom24, invece, l’aria è ancora fresca e l’articolo è ancora in bella vista.

Screenshot notizia bufala bush tgcom24

Ne avevo parlato giusto ieri, dico io..