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Paese che vai, startup che fai.

 Old Phone
In questo periodo si fa un gran parlare di Startup, Agenda Digitale Italiana, rilancio del paese attraverso le nuove tecnologie, i g(GG)iovani, fondi in arrivo per millemila euro e altre cose che ho l’impressione di aver già letto e sentito da qualche altra parte.

Poi faccio mente locale e…

Il 3 gennaio 1897, un articolo [del Corriere della Sera, NdR] da Berlino, siglato “Y”, prendendo spunto da una conferenza tenuta dall’ingegner West all’Associazione elettrotecnica, fotografa la diffusione del telefono nelle varie nazioni europee partendo dalla situazione in Germania: “Qui, nell’impero tedesco, v’è un apparato telefonico ogni 430 abitanti; in Italia uno ogni 2649.
In minor numero di noi -nota il corrispondente- relativamente alla popolazione, non ne hanno che il Portogallo, la Russia, la Bulgaria, la Rumenia.
Anche la Spagna, di rossiniana memoria, ci precede: v’è colà un apparecchio ogni 1591 abitanti”. “Quale differenza -nota l’articolista- con la Svizzera, dove v’è un utente del telefono ogni 132 abitanti, o con la Svezia, dove ve n’ha uno ogni 133”.

L’ingegner West, intervistato, è appena tornato da un viaggio di studio in Italia e quindi conosce bene la situazione che giudica buona nella domanda ma negativa nella risposta pubblica: “Non  è che il pubblico manchi, in Italia, ai Telefoni; sono i telefoni che mancano al pubblico”, dice West, suggerendo poi che il governo italiano “avrebbe maggior convenienza ad affidare l’allestimento e l’esercizio dei telefoni ad una società”.
Il giornalista fa notare come il governo tema che i telefoni rechino danno ai telegrafi.
Interessante è la risposta, che mette in evidenza i limiti della poca modernità italiana non solo tecnologica ma anche gestionale: “E’ un pregiudizio -dice- che non esiste più in nessun altro stato d’Europa”.

Tratto da: “L’Avventura della scienza”, Giovanni Caprara.

In pratica, un discorso di 115 anni fa.


Datemi un sito e vi cambierò il mondo.

The_social_network

L’abbiamo vista tutti.

Quella strana luce negli occhi di Jesse Eisenberg, l’attore protagonista di “The Social Network”, il film racconta della nascita di Facebook.
Ok, è un film, per di più made in U.S.A. ed è tutto romanzato e carico di effetti speciali.
Però quelle vicende sono accadute davvero.
Ce lo possiamo immaginare facilmente il giovane Mark che nella penombra del suo dormitorio avvia quel suo sito piccolo piccolo, quella sua creatura che da li a pochi anni sarebbe diventata il sito più grande del mondo.
I sognatori, in Italia come nel mondo ci sono sempre stati.
Da quando vicende come quella di Mark Zuckerberg, o di Larry Page e Sergey Brin hanno attraversato il globo, il pensiero fisso di milioni di ragazzi è diventato uno:

Creare qualcosa di pari successo, con le proprie mani o in team.
Qualcosa che cambi in meglio il modo di vivere e le abitudini di milioni di persone.
(E che mi faccia guadagnare tanti soldi, ovviamente).

Risparmiate concetti filosofici della serie “Ma secondo me era meglio prima di Facebook”. Perché avete capito benissimo cosa intendo.
Ma se da una parte milioni di persone si sono messe al lavoro per cercare di perseguire questo sogno, il problema è che allo stesso tempo sono venuti fuori come le famose lumache dopo il temporale milioni di illuminati della porta accanto che non fanno altro che riempire i social network/forum/mondo in generale con:
“Ho un’idea meravigliosa per un sito, ma non posso dirla a nessuno perché me la rubano”.

Ne sento o leggo un giorno si e l’altro pure.

Ora, a meno che tu non sia effettivamente una persona del settore, e con serie e concrete possibilità di mettere personalmente in atto la tua idea, questo ragionamento non ha senso.
La cosa peggiore è che in molti di questi casi si sminuisce anche chi lavora nel settore

“Ma io non capisco perché nessuno di questi ottusi smanettoni ci arrivi. Basterebbe fare questo e metterci un po di quell’altro. E’ che non sono abbastanza creativi. Comunque la mia idea resta con me.”

Del resto, ad ogni mondiale abbiamo svariati milioni di commissari tecnici.

Quando poi sanno che lavori nel settore IT, la domanda è ancor più inopportuna:

-“Ho questa idea meravigliosa e bla bla bla, la metteresti in pratica e se poi va bene ti offro una pizza?”

Ora, facciamo un po di chiarezza:

Non si ha idea di quanto complesso sia mettere in pratica un’idea web e portarla avanti.


Sotto moltissimi punti di vista come quello tecnico, commerciale, pubblicitario e comunicativo.
Il rovescio della medaglia di lanciarsi nel settore più velocemente in espansione del mondo è che si tratta probabilmente anche del settore più concorrenziale del mondo.
E’ davvero difficile pensare a qualcosa di innovativo senza scoprire che qualcuno ci aveva già pensato uno o più lustri fa.
E’ altamente improbabile che tu abbia un’idea davvero unica, tra miliardi di teste pensanti.
E anche quando hai per le mani qualcosa di completamente inedito, devi saperlo mettere in pratica.
E no, se non sei/conosci/paghi uno sviluppatore non puoi, anche se le pubblicità di “siti web e consulenza gratis” possono farti credere il contrario.

Infine… non c’è una fine.

Quello che otterresti sarebbe solo un prototipo, che avrebbe bisogno di continui cambiamenti, migliorie, adattamenti, accorgimenti e via dicendo.

Questo di continuo, di tasca tua e se necessario per anni e soprattutto senza che nessuno possa sapere se prima o poi la tua idea avrà successo.
Non sai se tra una settimana qualcuno la implementerà osservando e correggendo tutti i tuoi errori e con un team di professionisti che metterà in piedi un’applicazione infinitamente migliore della tua.

Non esistono guadagni facili, in nessun settore.

Nemmeno in quelli illegali perché anche li ti devi esporre ad un forte rischio.
Ci vogliono anni ed anni di esperienza in un settore per poter indicativamente prevedere se un’idea vale e anche valendo non hai ancora nulla per le mani, è solo aria.
Come già detto, di sognatori ce ne sono molti.
Di gente brava a dar fiato alla bocca, non ne parliamo.
Per fortuna, ci sono alcune persone determinate che oltre a sognare, pavoneggiandosi poco e mettendo in gioco tutto quello che hanno, fanno.
In questo post volevo fare degli esempi concreti, ma il principale difetto (dei tanti, tipo alcuni accenti alla cazzo) che ho nello scrivere è che non riesco proprio a sintetizzare concetti complessi nelle poche righe di un post. Me ne manca proprio la volontà. 
Creo quindi la categoria “Startup”.
Quindi ne parliamo un’altra volta.

Restiamo che mi faccio sentire io